Review for anno all'estero stati uniti

Salve, sono Lara Bove.

Nel 2011 sono partita per trascorrere un anno scolastico negli Stati Uniti; precisamente sono capitata a Centerville, nel Sud Dakota (“il posto dove sta la montagna con la faccia dei presidenti“…così ho risposto in questi anni a coloro che rimanevano perplessi quando menzionavo il Monte Rushmore).

Sono rientrata 5 anni fa… 5 anni che a volte sembrano una vita e altre un secondo.

In alcuni momenti penso che quello sia stato l’anno più bello della mia vita; altri, invece, che sia stato un incubo, ma penso che questo valga per tutti gli exchange students.

Un’esperienza del genere ti fa cambiare completamente: non solo perché ti ritrovi a 16/17 anni dall’altra parte del mondo completamente solo ma, soprattutto, perché è la prima occasione in cui la vita ti sbatte in faccia la verità.

Tutti i tuoi sogni, le tue aspettative, le tue speranze vengono distrutte. Perché sì, stai trascorrendo l’anno più magico della tua vita, stai facendo esperienze che non potrai fare altrimenti, stai conoscendo gente che farà sempre parte della tua vita, ma le cose non sono come te le aspettavi.

Ti accorgi che quest’idea meravigliosa dell’America che ti eri fatto, grazie ai film, ai libri e alle serie tv, non esiste. Gli armadietti, i balli scolastici, le partite di football, quelle di basket, le gare delle cheerleader, i pigiama party, i giri infiniti in macchina con la musica a palla, le scorrazzate notturne nel cimitero della città, le mega mangiate a tarda notte… sono solo una facciata di quello che realmente è l’America.

Dietro si nascondono difetti, bigottismo e una chiusura mentale che non ti saresti mai aspettato e che non riesci a tollerare perché non è la tua patria.

Ti rendi conto quindi che l’Italia in fondo non è così male, inizi a ritrovare quel patriottismo che avevi perso e, soprattutto, cresci come persona. E’ un’avventura che consiglio di fare assolutamente nella vita, ma con la consapevolezza di scoprire una nuova cultura che ha aspetti sia positivi che negativi.

E’ un’opportunità per maturare, per diventare “grandi” e soprattutto per imparare una lingua fondamentale ai giorni nostri (anche se l’inglese americano è completamente differente dall’inglese!).

E’ stata proprio questa esperienza a farmi capire quale strada avrei intrapreso in futuro (ho studiato Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali all’università) e grazie ad essa ho compreso quanto sia importante guardare il mondo da una prospettiva diversa.

Oggi sono consapevole che andare all’estero serva ai giovani per conoscere altre culture senza dimenticare il loro Paese d’origine, portandovi ciò che di positivo c’è in un mondo completamente diverso dal loro.